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Storia della realizzazione della Statua di San Cataldo nell’anno 2003 Il Comitato Festeggiamenti Patronali di Taranto, avendo l’esigenza di trovare un artista per la realizzazione di un’opera statuaria in argento di metri 2 di altezza, raffigurante San Cataldo, Patrono della Città e dell’Arcidiocesi di Taranto, nel dicembre 2002, tramite il Sig. Marcello Perri, Presidente dell’Associazione Provinciale Orafi ed Argentieri, si rivolse al Signor Nicola Curto, Presidente della omonima Federazione Nazionale. Il Signor Curto indicò lo scultore cesellatore Virgilio Mortet, nato a Roma nel 1926 e titolare della omonima bottega di Oriolo Romano, quale artista capace, sia per meriti artistici che tecnici, di realizzare l’opera. Il Comitato portò in visione all’artista le foto di una statua, eseguita nel 1892 e trafugata nel 1983, realizzata in lastre di argento assemblate tra loro chiedendone una copia simile. Lo scultore era orientato a non accettare l’ordine, ma prima di comunicare la decisione di rifiu- tare, fece una ricerca storica sulla vita e le opere di San Cataldo e ne rimase colpito. Pensò, pertanto, di realizzare un bozzetto di 50 cm di altezza di un “suo” San Cataldo da mostrare al Comitato Nel gennaio 2003 una rappresentanza del Comitato, guidata dall’Arcidiacono-Presidente Mons. Dott. Nicola DI COMITE e composta dai Signori: DE VINCENTIS Cav. Vincenzo, Commissario Arcivescovile Confraternite Riunite; GIGANTE Cav. Antonio, Segretario del Comitato; MORRONE Mons. Marco, Parroco della Basilica Cattedrale; ORLANDO Dott. Giuseppe, Direttore del C.R.S.E.C. TA 52, MOTTOLA Prof. Alberto, orafo: PAPALIA Rag. Emanuele, Presidente della Camera di Commercio e ASCOM; PERRI Sig. Marcello, Presidente dell’Associazione Provinciale Orafi ed Argentieri; ROSSI, Geom. Ettore, Rappresentante Amministrazione Comunale; TOMAI Dott. Salvatore; Tecnico riprese TV; ZITO Comm.. Rag. Franco, Priore della Confraternita del Carmine e Vice Presidente del Comitato visitò la bottega del Mortet ed approvò all’unanimità il bozzetto. Da quel momento iniziò la realizzazione vera e propria dell’opera. L’artista, avendo la necessità di realizzare un modello in creta della statua nella grandezza prevista di cm. 170 circa, esclusa la mitra, approntò un telaio o armatura in ferro che costituisse come lo “scheletro“ dell’opera, sul quale, seguendo il bozzetto, modellò la creta. Sono stati necessari circa 300 kg. di creta.. Ultimato il modello in creta, il giorno 20 febbraio 2003, i rappresentanti del Comitato, con la presenza anche dell’on.le Michele Tucci, Vice sindaco di Taranto, sempre nello studio di Oriolo Romano visionarono l’opera. L’artista espose ai presenti le motivazioni che lo avevano guidato nella realizzazione dell’opera: - il Santo è proteso verso la città che benedice, con un gesto che vuole essere insieme protettivo e rassicurante; - il suo volto, con la barba corta e riccia, è fiero, ma sereno; come quello di un combattente della fede o di un condottiero cristiano del VII secolo d. C.; - i suoi occhi sono rivolti al Cielo, quasi ad indicare la strada; - gli abiti liturgici che indossa (dalmatiche e casula), semplici per dare austerità al portamento. Con il consenso unanime, sia di Mons. Nicola Di Comite che degli altri membri presenti, si è passati alla fase successiva, la formatura in gesso per la realizzazione delle cere per la fusione. Per questa operazione all’artista, nello studio di Oriolo Romano, si sono aggregati due specialisti della Fonderia Fondiarte di Roma, cui era stata commissionata la fusione del corpo della statua. Completata la formatura nella Bottega di Oriolo Romano, gli stampi in gesso sono stati portati a Roma e da essi si è ricavata la cera per la fusione del corpo. La stessa operazione è stata effettuata per la testa e per le braccia ma nell’impianto di Oriolo Romano di proprietà dell’artista. La cera realizzata, di uno spessore medio di circa 3 mm, è stata riempita nell’in-terno di materiale refrattario e successivamente si è proceduto al ritocco esterno, in particolare alla traccia del disegno del “damascato” (cioè dell’ornamento della casula e della dalmatica) che prima è stato studiato su carta e poi tracciato sulla cera . Questa operazione, durata circa due settimane, è stata effettuata dall’autore stesso con l’aiuto di due assistenti. Il motivo della scelta di realizzare questa fase sulla cera è stata soprattutto stilistica infatti i disegni sulla casula e la dalmatica ad una attenta osservazione appaiono modellati e non semplicemente incisi ed acquistano senza dubbio pregio. Terminato il ritocco, sono stati applicati sulle cere i “getti” per la fusione e si e proceduto al completamento della forma con materiale refrattario; il tutto è stato posto in un forno per la cottura. La temperatura del forno è stata portata a circa 800 gradi per “distruggere” ogni traccia di cera; l’impronta rimasta all’interno è stata occupata dal metallo fuso. Tale operazione è stata fatta molto lentamente ed è durata circa una settimana . A cottura ultimata la forma è stata fatta raffreddare e portata a circa 400 gradi. (particolarità, questa, propria della fusione dell’argento mentre il bronzo si fonde con la forma fredda). A questo punto, in un crogiolo di grafite sono stati fusi i circa 130 kg. di argento occorrenti che, a fusione ultimata sono stati “gettati”nelle due parti della forma. Si è atteso, quindi, il raffreddamento. Questa operazione ha comportato l’intervento di 4 persone ed è stato in un certo senso “un evento” in quanto - perlomeno nell’ambiente artistico romano - a memoria d’uomo non si ricorda una fusione in argento di queste dimensioni, basti pensare che le due forme avevano un peso di circa 400 kg. ognuna. Rotto lo stampo, ha avuto inizio la lavorazione del metallo: - in primo luogo le due parti della statua sono stati ripulite del materiale refrattario con spazzole metalliche e con l’aiuto di una soluzione di acqua ed acido solforico; - sono stati, quindi, tolti i getti di fusione anch’essi in argento e le parti sono state preparate per essere cesellate. Il cesello è la fase di rifinitura vera e propria: in particolare il damascato è stato lavorato con degli strumenti denominati appunto “ceselli” forgiati in acciaio apposi-tamente per lo scopo. Ogni decorazione deve essere battuta con i ceselli per la preci-sione e per dare loro maggior risalto; inoltre sono state create delle superfici di fondo per avere gli effetti cromatici finali. A questo punto della lavorazione il Comitato ha effettuato un‘ulteriore sopralluogo per controllare lo stato del lavoro e valutarne l’esito; altri sopralluoghi durante la lavorazione sono stati effettuati dal Presidente dell’Associazione Nazionale Orafi e Argentieri Italiana Sig. Nicola Curto, in quanto la stessa Associazione si sentiva in parte coinvolta per aver segnalato al Comitato Promotore la bottega Mortet. Al termine della rifinitura con il cesello le due parti della statua sono state saldate insieme, operazione che, considerate le dimensioni, non è stata facile. Infatti, per non avere alterazioni di colore, è stato usato lo stesso argento della fu-sione il cui titolo, allo scopo di ottenere un punto di fusione leggermente più basso, è stato portato a 750; il materiale così ottenuto è stato trafilato per ottenere un filo di circa 2 mm di diametro, con il quale, a mezzo di un cannello alimentato da ossigeno ed acetilene sono state saldate le due parti della statua, facendo particolare attenzione perché non aderisse perfettamente ma dovevano per far fronte alla dilatazione termica del metallo che si sarebbe verificata al momento della saldatura. La testa di S. Cataldo, del peso di circa 5 kg e le mani con le braccia, sono stati fusi nel labo-ratorio di Oriolo Romano sempre usando la tecnica della cera persa ma con il supporto di una macchina che consente di avere la forma sottovuoto al momento della fusione ed ottenere così un risultato molto più dettagliato nei particolari, poi rifinite e cesellate personalmente dall’autore. Ad assemblaggio ultimato, dopo aver preparato la mitria, eseguita in lastra 925 a sbalzo e sagomata successivamente sulla testa, il montaggio del pastorale e la realizzazione del manipolo anch’esso a sbalzo, ha inizio la lucidatura e patinatura della statua effettuata con una spazzolatura generale con panni di cotone e pasta abrasiva all’ossido di zinco E poi la fase finale con pomice in polvere (rigorosamente di Lipari) interamente passata su tutta la superficie con il palmo della mano per ottenere i giusti effetti cromatici e metterne in risalto la lavorazione. Per l’ancoraggio della statua sulla vecchia base esistente sono stati collocati 4 perni in ottone di 10 mm di diametro. Il tutto è stato arricchito con l’applicazione di 52 carati di Tormalina rosa e verde, in particolare sulla Mitria e sul Palio, donate dal Presidente della Associazione Provinciale Orafi e Argentieri di Taranto Sig. Marcello Perri, il quale ne ha coordinato l’incastonatura eseguita dall’orafo tarantino Prof. Alberto Mottola. Caratteristiche della Statua Altezza cm 170 Altezza complessiva con mitra cm 198 Altezza con base cm 225 Titolo mitria e manipolo argento 925 Titolo statua argento 800 Peso complessivo statua gr 96 Mitria gr 1.800 Pastorale gr 1.500 (esclusa la canna in ottone argentato) ======== Peso totale gr. 99.600 Lo staff Autore: Virgilio Mortet Direzione artistica: Virgilio Mortet Esecuzione : Formatura: Augusto Peluso, Ezio Smerilli, Laura Mortet Fusione statua: Augusto Peluso, Ezio Smerilli, Sandro Cartoni, Armando Mortet Fusione testa e braccia: Armando Mortet, Laura Mortet Preparazione cere: Virgilio Mortet, Armando Mortet, Taka Misushima Cesello : Virgilio Mortet, Armando Mortet Assemblaggio e rifinitura: Virgilio Mortet, Armando Mortet, Laura Mortet, Arrigo Altigieri, Taka Misushima Sbalzi: Paolo Pugelli Mortet Incastonatura: Prof. Alberto Mottola Coordinamento gioielleria: Marcello Perri Consulenza storica: Vincenzo La Bella
Oriolo Romano, 30 aprile MMIII
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