Un po' di storia....
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                 La dinastia dei MORTET cesellatori in Roma dal 1890 

Capostipite fu Aurelio(1845?-1926)  o meglio  "il sor Aurelio" come amavano chiamarlo i figli nelle loro riunioni . Di padre francese viveva   in via dei Serragli , nel quartiere San Frediano  nella  Firenze "popolare" dove sin da ragazzo si innamoro' dell'arte dell'intaglio frequentando una bottega nelle vicinanze di casa in cui fece l'apprendistato.

 In seguito "il sor Aurelio"apri una propria bottega , in pieno carattere rinascimentale , dove venivano eseguiti lavori  sia lignei come intagliatori sia in metallo come cesellatori, si trasferì a Roma a cavallo tra il 1890/91 per motivi professionali inerenti ai lavori dei grandi edifici che la neocapitale esigeva e la preparazione dei padiglioni della prevista Esposizione Universale del 1911, si stabilì  con la bottega e la famiglia nel rione Monti .

I suoi cinque figli maschi furono tutti avviati verso l'artigianato artistico, Alfredo (1874-1948),Alberto(1879-1959), e Mario (1892-1947) nell’arte dell’intaglio egli altri due Armando (1884-1969) e Dante (1889-1955)  verso l’arte del cesello formandosi presso la bottega di Calvi noto scultore cesellatore dell’epoca , amico di Aurelio senior, in   Via Sistina la strada degli “Orafi” in quell’epoca, in piena coerenza con la mentalità del periodo  che suggeriva l'apprendistato non nelle mura "amiche "paterne.  I due fratelli cesellatori vennero divisi ,Armando continuò nello studio di Calvi mentre Dante frequentò il laboratorio di Spaccarelli altro noto cesellatore dell'epoca.  Lo studio non fu trascurato ed i due fratelli oltre l'apprendistato frequentarono l'istituto di Arti Ornamentali di Via San Giacomo ,scuola d'obbligo presso la famiglia Mortet, sotto la guida del Prof. Antonino Calcagnadoro,anch'egli figlio d'arte,noto pittore Reatino. Frequentarono anche l'accademia di Via Ripetta ,il tutto li portò ad avere i titoli per intraprendere la carriera di insegnanti ,Armando nell'accademia di Palermo e Dante in quella di Napoli ,tutto questo a ridosso della prima guerra mondiale.

Il ramo degli intagliatori praticamente  finì con Mario durante la II guerra mondiale ,sia per motivi di salute ,che lo portarono ad una scomparsa prematura,e sia per motivi che il lavoro dell'intaglio non era più richiesto come prima, anche se la famiglia aveva un appalto di manutenzione ,ovviamente delle decorazioni intagliate, di due ministeri dove aveva lavorato a suo tempo "il sor Aurelio". Anche un nipote ,Arnaldo ,figlio di Alberto intraprese la professione ma la abbandonò in seguito dedicandosi ad altre attività proprio per la scarsità del lavoro.

Il ramo dei cesellatori invece ha avuto una evoluzione più concreta anche se anch'esso  con periodi di difficoltà dovuti  in particolare alla grande depressione del 1929, ed è quella dell'oggetto di questa storia.

Cessata la carriera di insegnanti ,durante la grande Guerra,( in questo periodo Dante fu artefice di un episodio molto singolare che potete leggere in Mortetiade  )   , i due fratelli cesellatori Armando e Dante ,nell'immediato dopo guerra aprono  una bottega/studio in un appartamento al primo piano in Piazza Barberini ,siamo in pieno Liberty. Successivamente i due fratelli aprono delle bottega autonome , pur collaborando ,   Armando apre uno studio in trastevere in Via degli Orti d’Alibert ,egli fu anche un'apprezzato poeta romanesco ,mentre Dante apre lo studio ,corredato anche di una fonderia,in Via delle Sette sale 29 all’Esquilino per poi trasferirsi negli anni 30 in via Equizia . in questo periodo  anche un loro nipote ,Marcello(1911-1985) figlio di Alberto intraprende la professione facendo apprendistato presso gli studi degli zii ed in seguito ebbe uno studio in Trastevere.  Numerose sono le opere realizzate in questo periodo tra cui La spada della Vittoria destinata a Vittorio Emanuele III con l’elsa in oro cesellata,le lampade custodite nel Pantheon per la tomba della Regina Margherita,la Porta del Santo Sepolcro a Gerusalemme eseguita da Armando in collaborazione con lo scultore Gaudatelli, e numerose collaborazioni da parte di Dante ,specializzatosi nello stile Liberty,con architetti dell’epoca nel campo dell’arredamento tra cui citiamo il negozio della Venchi Unica e gli sbalzi nel bancone della casa del passeggero.

Purtroppo la grande depressione del 1929 condizionò il futuro professionale ,in particolare Dante fu costretto a ridimensionare fortemente la sua bottega di Via Equizia ,nata con ben altre ambizioni puntando in particolare verso l'arredamento vista l'esperienza positiva nel negozio della Venchi, fino ad arrivare alla chiusura della stessa intorno al 1933/34 .

Comincia così un peregrinare di bottega in bottega che arriva fino a ridosso degli anni 50 si passa dal cortile del Palazzo del Drago adiacente a Via quattro fontane ,che durò qualche tempo , poi Dante si spostò in una zona dove l'Humus artigiano era più presente, parliamo dei Rione Ponte , Panico e Sant' eustachio  la zona tra Piazza Navona ed il Pantheon in particolare ricca di laboratori di Arte sacra. Altro passaggio fu con una bottega in Piazza san Salvatore in Lauro adiacente a  Via dei Coronari ,e nel palazzo della questura in Via dell'Orso 87. Ultimo ,e lo cito anche perchè era fino a poco tempo fa un fenomeno normale nel mondo artigiano ,cioè quello di "affittare" un posto in un laboratorio attrezzato ,prassi che oggi ancora esiste , personalmente ne conosco due casi ,ma sicuramente meno utilizzata anche per le difficoltà burocratiche per ottenere una posizione contributiva  e vuoi perchè gli artigiani del settore sono sempre più rari.  Dante non fu immune a questa prassi ed all'occorrenza usava lo studio di Giuseppe Pagni ,gioielliere con un grande laboratorio in  via dei Pianellari  ,cosa che in seguito fece anche il figlio maggiore Virgilio agli inizi della carriera.

Armando invece conservò il suo studio di via Orti d'Alibert per parecchio tempo ma fu costretto a condividerlo con un altro cesellatore Bortolotto ,che fu ai tempi suo allievo ed iniziò una collaborazione permanente con il famoso laboratorio di arte sacra Brandizzi di Via dei Coronari .

La tradizione prosegue con Virgilio(1926) ,figlio di Dante,che pur essendo stato indirizzato dalla famiglia in altra direzione con studi di Perito edile per altro consolidati con l'assunzione nell'impresa Salini ,nel 1947 abbandona l'edilizia e riprende il lavoro a fianco del padre con cui aveva comunque fatto l'apprendistato,collaborando anche con lo zio Armando , alternando studio e lavoro.   Con  scomparsa del genitore ,da tempo malato, 1955 , dopo un periodo di lavoro con il " banchetto in affitto",come raccontavo nel paragrafo precedente, presso la gioielleria Bertini ed il laboratorio di Giuseppe Pagni , decide creare una bottega propria ed apre     l'attuale studio di Via dei Portoghesi   a cavallo tra il 1957 e d il 1958 ,raggiunto nel'immediato futuro  dal fratello Aurelio (1934) , che aveva collaborato con il padre da giovanissimo, finchè la salute di Dante lo aveva permesso, e  aveva completato gli studi nell'istituto di arti ornamentali ed effettuato un periodo di apprendistato presso due prestigiosi laboratori di arte sacra romani Lerclec e Del Vecchio.

La bottega prende come insegna "Fratelli Mortet" , ed in quel periodo ha fatto la storia dell'artigianato Romano con attestati e riconoscimenti.

Si continua nella tradizione realizzando pregevoli opere d’arte ,tra cui la Penna d’oro con cui firmò la sua prima enciclica Giovanni XXIII ,la croce pettorale di Paolo VI tanto per citare due lavori importanti in quell'epoca ma l'elenco è molto più lungo . Numerosi sono gli allievi e i collaboratori che frequentano la “Bottega” dei Fratelli Mortet ,allievi provenienti dal Giappone dagli Stati Uniti dalla Grecia dalla Cina ,e per i collaboratori merita una menzione speciale Angelo Lazzarini, "Angelino" divenuto in seguito braccio destro di Giacomo Manzù, un'altra per Gianni Giannotti validissimo collaboratore per oltre un trentennio ,scomparso nel 1996 ed infine per Toshie Usui ,Giapponese ,che tutt'ora collabora con lo studio di Roma. Alla fine degli anni sessanta si inseriscono nella bottega Armando(1955) ,figlio di Virgilio e Paolo(1955) il nipote ,figlio della sorella Clementina che iniziano l'apprendistato al termine delle scuole dell'obbligo alternando lavoro e studio presso l'istituto di Arti Ornamentali . Alla fine degli anni settanta Virgilio prosegue la sua attività nel suo studio di Oriolo Romano dove gli si affianca la figlia Laura(1962) e si afferma come artista assoluto con esposizioni in Giappone ,in Francia ed in Cina e con opere esposte in importanti Musei tra cui citiamo il Museo della Zecca ,il medagliere Vaticano ,il museo di Casamari ,Aurelio prosegue l’attività nella bottega con i nipoti Paolo e Armando  ed intraprende nel 1981 anche la carriera di insegnante di cesello e modellazione in cera  presso la prestigiosa scuola dell’arte della medaglia della zecca di stato  , viene raggiunto dai figli Dante (1970)ed Andrea(1974) negli anni ottanta e sono la nuova linfa per la bottega.  Agli inizi degli anni novanta Armando  lascia lo studio di Via dei Portoghesi per affiancare il padre ed insieme creano la Bottega d’arte Mortet  in Oriolo Romano .

Negli anni successivi la tradizione dei Mortet varca di nuovo i confini nazionali  ed approda in sud America su invito dell'Istituto Latino Americano, numerosi sono i seminari sul cesello che la bottega di Roma dal 1996 svolge in Messico,Perù ed in Equador,un progetto culminato con la realizzazione della prima scuola permanente del sud America di cesello ed argenteria fondata nel 2004 in Potosì in Bolivia ,dal 1998 lo studio di Oriolo svolge seminari didattici in oriente ,Bangladesh ,Singapore,Cina e Giappone su invito delle rispettive ambasciate Italiane. Nel 2003 viene commissionata a Virgilio l'esecuzione della statua di San Cataldo, patrono di Taranto ,alta 225 cm interamente fusa in cera persa in argento del peso di 100 kg opera tecnicamente forse unica al mondo ,con la direzione artistica di Virgilio autore del modello  la "bottega" si ricompatta e viene realizzata l'opera nella parte in fusione e del cesello nello studio di Oriolo Romano ,le componenti eseguite a sbalzo nello studio di Roma.

Nel  dicembre 2004 su invito dell'ambasciata Italiana in Spagna viene organizzata dall' istituto Culturale Italiano in Madrid una mostra didattico/culturale dal titolo "Roma e le sue acque d'argento", un tema caro ai Mortet ,le fontane di Roma riprodotte in argento e bronzo ,mostra destinata ad essere esportata anche in altri paesi europei. Nello stesso anno viene attribuito allo studio di Roma l'attestato di Bottega Storica per i cinquant'anni di attività da parte del comune di Roma, mentre nel 2011 viene attribuito allo studio di Oriolo la qualifica di Bottega artigiana d'eccellenza della Regione Lazio .

Nel novembre 2006 viene commissionato a Virgilio il Premio Uomo della pace 2006 VII edizione dalla  Associazione permanente dei Premi Nobel della Pace con sede in Roma

l'opera in bronzo ,eseguita ogni anno da un'artista diverso è stata intitolata DAFNE,e consegnata in Campidoglio a Peter Gabriel.

 Inutile continuare con un 'elenco di lavori con il rischio di annoiare il lettore, elenco che  comunque ci auguriamo continuerà in futuro ad arricchire il curriculum di questa famiglia ,giunta alla quinta generazione, che rischia di annoiare il lettore  ,la cosa importante è che  Prosegue così la sua  tradizione nelle  botteghe e l'appartenenza all'Humus dell'artigianato artistico ,come modello valido che da sempre è risultato efficace,infatti  è proprio dalle antiche botteghe che nascono le basi di quel periodo storico ,il Rinascimento,che ancor oggi a noi Italiani ci fa apprezzare nel mondo .

(Cliccare sulle immagini per ingrandirle)             (Mortetiade  ,aneddoti e curiosità )

  

                                     Aurelio Mortet (1842-1926)   

Dante Mortet (1888-1955) Armando Mortet (1884-1968)

Marcello Mortet (1911-1985)

  Virgilio Mortet (1926) Aurelio Mortet (1934)

 Armando Mortet (1955) Paolo Pugelli (1955)Laura Mortet (1962)

 Dante Mortet (1970) Andrea Mortet (1974)

 

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